Vitamina K e disbiosi intestinale

La vitamina K  include un gruppo di composti derivati chimicamente dai naftochinoni, la vitamina K1 (fillochinone, presente negli alimenti vegetali), la vitamina K2 (menachinone, presente negli alimenti di origine animale) e la vitamina K3 (menadione, di sintesi).

Chiamata anche vitamina anti-emorragica, la funzione più conosciuta della vitamina K è infatti quella di favorire la funzione di numerosi fattori della coagulazione, prevenendo le emorragie; il suo ruolo è quello di partecipare a reazioni di carbossilazione di residui di acido glutammico  di tali fattori.

La vitamina K ha un ruolo molto importante, sebbene meno conosciuto, nella prevenzione dell'osteoporosi e delle fratture, permettendo la carbossilazione di residui di acido glutammico di proteine ossee quali l'osteocalcina e la matrix Gla protein. Bassi livelli di plasmatici di vitamina K correlano con una maggiore incidenza di fratture vertebrali in donne in menopausa. 

Da dove possiamo prendere la vitamina K? 

Le migliori fonti alimentari di vitamina K sono rappresentate da:

- legumi secchi (ceci 264 mcg/100g, lenticchie 123 cmg/100g)

- Brassicacee (cavolfiore 300 mcg/100g), cavoletti di Bruxelles 236 mcg/100g)

 - altri vegetali a foglia verde (spinaci 305 mcg/100g, lattuga 109 mcg/100g)

A parte le fonti alimentari, una fonte importante di vitamina K, in condizioni fisiologiche di salute, dovrebbe provenire dal nostro intestino: la flora intestinale eubiotica infatti ne produce una quantità non trascurabile, seppure non esattamente conosciuta, che viene riassorbita a livello del colon.

Un'assunzione giornaliera di vitamina K pari ad 1 microgrammo/kg si considera appropriata.

E' interessante notare come nell'uomo possa svilupparsi carenza di questa vitamina alla nascita, con una sindrome emorragica a volte anche letale, prevenibile con la somministrazione di 1 mg di fillochinone per via intramuscolo. E questo poichè l'intestino del neonato è sterile alla nascita e solo in seguito viene colonizzato da una normale flora intestinale. 

Quali possono essere le cause di carenza di vitamina K?

A parte le cause secondarie a ridotta assunzione di vitamina K con gli alimenti, le cause più frequenti di carenza sono secondarie a patologie organiche o funzionali che causino un ridotto assorbimento di vitamina K:

- disbiosi intestinale

- malattie infiammatorie intestinali (Rettocolite Ulcerosa, Morbo di Crohn)

- celiachia 

- intolleranze alimentari primitive e secondarie

- sindrome da sgocciolamento intestinale (leacky gut syndrome), secondaria ad infiammazione intestinale aspecifica, associata a disbiosi intestinale: abuso di farmaci antinfiammatori, antibiotici, pillola anticoncezionale, alimentazione ricca di carne rossa, latticini e farine bianche raffinate, additivi alimentari, stress psichico, ne sono i principali fattori concausali

- patologie di fegato, colecisti (epatiti, cirrosi epatica, calcolosi della colecisti) e pancreas (pancreatiti)

- sovraccarico epatico tossico associato a disbiosi intestinale: in caso di disbiosi intestinale, infatti, vengono prodotte a livello intestinale sostanze tossiche (indolo, scatolo, indacano ed altre), reperibili, se in concentrazione elevata, anche in campioni di urine. Queste sostanze tramite la vena porta attraversano il primo filtro epatico, dove possono concorrere allo sviluppo di steatosi epatica e steatoepatite, rappresentando quindi un importante aggravio tossinico per la corretta funzionalità del fegato, in primis anche per la sintesi epatica delle stesse proteine della coagulazione (fattore V, VII, IX, X, XI, fibrinogeno). 

Ricordo che in caso di terapia con anticoagulanti è bene limitare l'assunzione di alimenti ricchi di vitamina K, poichè questi potrebbero far innalzare la funzione coagulativa.

In caso di carenza di vitamina K, oltre ad introdurne adeguate quantità con l'alimentazione, è quindi fondamentale accertare l'eventuale presenza di patologie che possano limitarne l'assorbimento. 

Per accertare la presenza o meno di disbiosi intestinale è oggi possibile eseguire test sia su campioni di feci che di urine; nella mia pratica ambulatoriale utilizzo spesso questi test, eseguibili oltre che in studio anche in molte farmacie, che mi aiutano per una terapia più mirata, volta  al ripristino di una corretta eubiosi intestinale e allo sgravio tossinico intestinale ed epato-pancreatico.