Le insidie dei nuovi obesogeni: gli interferenti endocrini

L'obesità può essere definita come un'espansione della massa adiposa per numero e dimensione degli adipociti, le cellule che compongono "l'organo adiposo".                                

In termini pratici, si parla di obesità quando l'Indice di Massa Corporea (BMI Body Mass Index), ossia il rapporto tra peso ed altezza al quadrato, arriva o supera il valore di 30 kg di peso / metro quadro di altezza. 

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L'obesità sta diventando una vera e propria epidemia mondiale tra la popolazione: si stima che 1,6 miliardi di adulti siano in sovrappeso, 400 milioni di persone siano obese e 20 milioni di bambini abbiano problemi di peso.

Ma se è vero che alla base dell'obesità c'è un embricarsi di fattori diversi, dalla scarsa attività fisica,  alla genetica, alla dieta e ai fattori ambientali, ultimamente si sta scoprendo un nesso sempre più importante tra obesità e questi ultimi, che avrebbero un' azione "epigenetica" sul genoma, ossia ne modificherebbero l'espressione senza alterarne la struttura: infatti, molte sostanze tossiche derivanti dall'ambiente in cui viviamo, sono state oggi riconosciute come “interferenti endocrini”(EDC - Endocrine Disrupting Compounds), ossia sostanze capaci di interferire con molte ghiandole endocrine, mimando o antagonizzando l'azione di svariati ormoni; queste sostanze, essendo per la maggioparte lipofiliche, attraversano facilmente le membrane cellulari e si accumulano nel tessuto adiposo.

Gli interferenti endocrini sono stati pertanto definiti anche "obesogeni": ossia "agenti chimici che regolerebbero in maniera inappropriata il metabolismo lipidico e l'adipogenesi promuovendo l'obesità".

L'esposizione a queste sostanze durante la vita intrauterina è ancora più problematica, poichè esse sono in grado di passare la placenta e studi clinici ed epidemiologici su animali e sull'uomo hanno verificato che gli effetti principali si esplicano su tessuti ad alta plasticità come quelli embrionale e fetale. 

Si installerebbe pertanto nel feto, attraverso meccanismi epigenetici, una pre-programmazione "adipogenetica" con particolare predisposizione allo sviluppo di un fenotipo obeso persistente in età adulta e quindi una maggior fatica a mantenere il peso nel range della normalità. Inoltre potrebbe anche esacerbare gli effetti negativi di diete squilibrate e di una ridotta attività fisica.

Gli interferenti endocrini sono stati correlati ad obesità anche negli adulti, potendo causare alterazioni nei centri della fame e sazietà ipotalamici (il che si tradurrebbe resistenza all'azione della leptina, con incremento dell'appetito e e riduzione del senso di sazietà), disfunzione dell'organo adiposo (causando insulino-resistenza, sindrome metabolica con aumento del grasso attorno alla vita), interferire con la funzione degli ormoni sessuali (conducendo a problemi di fertilità, malattie ginecologiche da iperestrogenismo quali fibromi uterini, cisti ovariche, anovularietà, alterazioni del ciclo mestruale) e con i funzionamento la tiroide in particolare, causando rallentamento metabolico ed aumento di peso.

Ma quali sono e dove si trovano questi obesogeni? Vediamone insieme alcuni.

- Pesticidi: DDT e derivati e molti altri. Pur essendo stato bandito da molti anni, il DDT purtroppo persiste nel'ambiente fino a quindici anni e si comporta con azione simil-estrogenica.

- POPs: diossine (sprigionate dalla combustione di rifiuti soprattutto plastici e dal fumo di sigaretta), organostannati, policlorobifenili (utilizzati come isolanti termici ed elettrici in molti settori). Sostanze impiegate in agricoltura e industria come microbicidi, vernici anti-fouling marino, preservanti del legno.

- Inquinanti industriali: alchilfenoli, bisfenolo A (plastiche policarbonate, biberon, giocattoli, stoviglie), ftalati (solventi, smalti per le unghie, cosmetici, vernici, ammorbidenti del PVC per es. nelle pellicole e bottiglie di plastica), perfluoroalchilici (surfattanti, repellenti, riscontrabile anche nel teflon utilizzato per rivestire le padelle), polibromurati (ritardanti di fiamma).

- Metalli pesanti: Piombo e Cadmio, sprigionati anche dal fumo di sigaretta.

- Farmaci: psicofarmaci (antidepressivi triciclici, neurolettici, antipsicotici, benzodiazepine ansiolitiche), tiazolidinedioni (antidiabetici), estrogeni di sintesi (ritrovabili nelle carni di allevamento, pollame, latte e derivati (formaggi freschi e stagionati etc.) non biologici).

Come possiamo difenderci dagli obesogeni?

Per il fatto di essere soggetti ad inquinamento ambientale, per il solo fatto di respirare, bere e mangiare, siamo tutti, chi più e chi meno, intossicati  da queste sostanze. 

Tuttavia è possibile ridurne al minimo l'esposizione conoscendone le fonti di inquinamento: lo stile di vita e le scelte che si fanno negli acquisti e nel consumo di prodotti industriali rivestono un ruolo importantissimo. 

- Ridurre l'uso di solventi, smalti, prodotti cosmetici, preferendo al più prodotti naturali e biologici a base di sostanze vegetali

- Eliminare l'uso massiccio della plastica, a cominciare dalle bottiglie, dai piatti e dai materiali di uso comune in plastica: oltre a beneficiarne il pianeta, potremo beneficiare anche noi dell'utilizzo di bottiglie di vetro, lavando, riciclando ed utilizzando materiali eco-compatibili.

- Ridurre al minimo possibile o eliminare l'uso di farmaci non necessari, cercando di sostituirli quando possibile con integratori naturali (es. valeriana, biancospino, passiflora, precursori della serotonina, omeopatici low-dose) per regolarizzare il sonno ed il tono dell'umore

- Cambiare alimentazione: eliminare i prodotti animali, sostituendoli se non li si voglia eliminare del tutto, possibilmente con quelli biologici (es. carne, pollo, tacchino, salumi, uova, latte e latticini), fare dei periodi di depurazione a base di frutta e verdura biologici, succhi, centrifugati (semidigiuni) o digiunoterapia, per facilitare l'espulsione delle tossine. Anche seguire un'alimentazione prevalentemente cruda (70-80%), basata quindi su alimenti vegetali crudi biologici, germogli di cereali e legumi, semi oleosi, frutta secca, oli spremuti a freddo, può aiutare moltissimo ad eliminare le sostanze tossiche e a ridurne il contatto ambientale.

- Fare almeno un paio di volte all'anno dei cicli di depurazione con farmaci omotossicologici: questi sono capaci di effettuare un drenaggio profondo e duraturo da molti tossici, infatti si dice che un buon drenaggio è già un 50% della terapia. Associare al “drenaggio omotossicologico” un riequilibrio ormonale fisiologico in chiave PNEI con ormoni, estratti ghiandolari, neurotrasmettitori e citochine in bassi dosaggi (“low doses”).