Come nutri la tua flora intestinale?

La nostra flora intestinale forma il cosiddetto "MICROBIOTA" ossia l'insieme di batteri e lieviti che cooperano in perfetta simbiosi a livello della mucosa intestinale con il sistema uomo, svolgendo numerose funzioni benefiche per l'organismo. Questo è però quello che succede quando la flora intestinale è in equilibrio.

Purtroppo la vita odierna ha fatto si che, a causa di stress, alimentazione scorretta, inquinamento, abuso di antibiotici, pesticidi e quant'altro, i nostri batteri amici vengano quotidianamente messi a repentaglio, così che un buon 80% della popolazione è affetta, spesso senza rendersene conto, da disbiosi intestinale.

L'alimentazione gioca un ruolo di primo piano nella crescita di una sana flora intestinale. Un tipo di alimentazione, piuttosto che un'altra, può trasformare le famiglie di batteri che popolano il nostro intestino. In particolare è stato visto come le popolazioni africane, che si nutrono prevalentemente di un'alimentazione vegetale e ricca di fibre (frutta, verdura, radici, bacche, germogli, semi, legumi, cereali integrali) possiedano un pattern di microrganismi a metabolismo prevalentemente fermentativo e che questo pattern sia correlato alla capacità di mantenere un corretto peso corporeo ed uno stato psicologico di calma.

Viceversa la dieta occidentale, povera di fibre e ricca di grassi, proteine animali e zuccheri raffinati, sembrerebbe selezionare una flora intestinale che indurrebbe una facile tendenza ad ingrassare.

La cosa forse più interessante che gli studi mettono in evidenza è il costante dialogo tra intestino e cervello, con dei feedback reciproci, il cosiddetto "gut-brain axis" o asse intestino-cervello. Se è vero che uno stato psicologico può influenzare la salute dei nostri microrganismi intestinali, è anche vero il contrario: un'infiammazione intestinale anche sotto il livello della soglia di percezione, una lieve ma cronica disbiosi intestinale, possono causare alterazione del nostro stato mentale, potendo mimare diverse condizioni cliniche, dall'ansia, alla depressione, all'irritabilità. 

La PNEI (PSico Neuro Endocrino Immunologia) ci insegna come un focolaio infiammatorio possa diffondersi anche a distanza attraverso mediatori nervosi ed immunitari: l'intestino contiene ben l'80% del nostro sistema immunitario ed è innervato dal nervo vago; quindi sia stimoli nervosi che citochine infiammatorie (IL-1, IL-6) possono raggiungere rapidamente il cervello attraverso zona di maggiore permeabilità, inducendo "sintomi" psichiatrici a genesi infiammatoria.

 Uno studio recente (Università dell’Oregon) ha dimostrato che sia le diete ricche di zuccheri che quelle ricche di grassi, rispetto a una dieta equilibrata, inducono mutazioni del microbiota intestinale che sembrerebbero connesse con una riduzione significativa della “flessibilità cognitiva”, ossia la capacità di adattarsi ai cambiamenti dell'ambiente che ci circonda. Tali diete danneggerebbero anche l’apprendimento giovanile per compromissione della memoria, sia a breve che a lungo termine. E questo non stupisce considerato che, l'infiammazione cronica, connessa a situazioni di stress elevato, si accompagna ad alterazione della memoria a livello dell'ippocampo.

Dunque il microbiota può far parte, a tutti gli effetti, di uno dei più importanti anelli di connessione del linguaggio PNEI e della salute umana, pertanto occorre porre grande attenzione alla cura e alla prevenzione delle problematiche intestinali, attraverso un approccio globale alla salute che includa la promozione di un'alimentazione corretta, terapie di riequilibrio low-dose in chiave PNEI,  la gestione dello stress e l'acquisizione di stili di vita salutari.